Quando la Giustizia diventa Ingiustizia…
Cari amici, il decreto legislativo 28/2010 impone che il cittadino, leso in un diritto, prima di rivolgersi al Giudice deve necessariamente esperire prima il tentativo di conciliazione a pagamento. Tale procedura di mediazione, obbligatoria dal 1° marzo 2011, copre quasi la totalità del contenzioso civile. La riforma, per la sua importanza, non può essere ignorata da nessuno di noi, non solo perché il diritto ad avere giustizia è garantito dalla nostra Costituzione ma perché è raro che, per un motivo o un altro, prima o poi non si è costretti a ricorrere in sede civile per la tutela di un diritto.Ora vi chiedo: vi siete resi conto della gravità della riforma? Dell’ingiusto danno che provoca ad ognuno di noi? Non solo paghiamo le tasse per avere dei Giudici, non solo siamo costretti a pagare salate somme ( contributi unificati) ogni qualvolta ci rivolgiamo ad un Giudice per avere giustizia, ma ora il Legislatore ci impone addirittura di rivolgerci, preliminarmente, prima di arrivare a questi, a persone che non fanno parte della Magistratura, pagando il loro scomodo con fior fior di quattrini. Ricapitolando: se sei stato leso in un diritto devi prima esperire il tentativo di mediazione, cacciando soldi per soggetti privati che il Legislatore di fatto solleva al rango di Giudici, poi se vuoi rivolgerti al Giudice, devi cacciare altri soldi e così via per i successivi gradi. Senza contare il dispendio di tempo, visto che i mediatori non hanno potere decisorio ed il Giudice ignorerà i motivi della mancata conciliazione. La riforma, decandata come rimedio per snellire il carico della giustizia, in realtà è una vera e propria ingiustizia, trasformandosi in un arricchimento di soggetti privati esplicanti già altre funzioni remunerate, una lesione per il cittadino non potendo più espletare il diritto di rivolgersi direttamente al Giudice, quale organo precostituito dalla nostra Costituzione, negandogli la garanzia dell’imparzialità, e sottoponendolo dannosamente ad un duplicato di esborso di denaro e di tempo. Il grave danno procurato al cittadino appare chiaro se si considera che il legislatore ben poteva demandare il compito di conciliazione allo stesso Magistrato e non al privato. Infatti il nostro Codice di procedura civile già impone il tentativo di conciliazione al Giudice, ma di fatti , non avendolo regolato severamente, ne ha svuotato l’importanza. Orbene, per non dissanguare il cittadino, costringendolo a pagare arbitri privati, bastava che il legislatore regolasse più severamente il tentativo di conciliazione innanzi al Giudice, come lo ha poi fatto innanzi al privato, con il vantaggio che in questo caso, il Giudice era a conoscenza dei motivi della mancata conciliazione, con ogni conseguenza decisionale, mentre oggi lo stesso ne resta del tutto escluso.
Dando più spazio e severità alla mediazione direttamente innanzi al Giudice, si avrebbe ottenuto lo stesso risultato, cui apparentemente aspira la riforma, ma con vantaggi indubbi: meno costi, tempo non inutilmente sprecato, imparzialità e garanzia dell’organo preposto.Il silenzio della classe forense a tale barbara riforma appare preoccupante non solo perché viene svilito il diritto del cittadino e la stessa professionalità dell’avvocato ma perché il legislatore, probabilmente temendo la reazione, ha dato alla categoria un contentino in profitto economico, stabilendo che i mediatori possono essere costituiti dallo stesso personale del Consiglio forense, dimenticando volutamente che molti di questi non hanno quel minimo di maturità professionale richiesta: anzianità di servizio di almeno quindici anni. Perché, allora, ci si chiede, si vuole favorire figure private al di là del dettato costituzionale, relegando a questi, compiti che ben potevano svolgere i Giudici, organi costituzionali? Cosa succederà al cittadino che oltre a dover sopportare maggiori spese potrà trovarsi di fronte ad organismi interessati, creati ad hoc, nel vuoto della legge, a protezionismo di interessi e categorie? E’ la morte dello Stato di diritto! E’ la distruzione della giustizia che da pubblica si trasforma in privato, con destabilizzazione dell’organo preposto dalla Costituzione.



La vedo su per la montagna quando lo sguardo si spazia dalla vetta; la vedo nelle acque del fiume che scivola fra le valli nel mare; la vedo nelle città, nei borghi, nella gente, la vedo nella notte quando il sole è spento. La vedo tra i sepolcri, tra i campi, nelle fabbriche, nello sguardo di chi parte e non sa quando ritorna. La vedo là sui muri, sia antichi che moderni, fra gli alberi, fra i roveri, in quanto non rammento La vedo e credo in lei, e rispetto lo straniero, che lascia la sua terra cercando in lei lavoro, ma mai permetterò che abusi del suo amore, Invano però la cerco, laggiù nel parlamento, ove si rinnega impavidi la storia della mia gente, ove si vuol dividerla per ripudiarne il nome, sputando sui sepolcri di chi ne morì d’amore.. La difenderò con tanti che credono nei valori che accorrono al suo grido, di libertà e dolore, lottando fino in fondo, finché avrò nel cuore il nome della mia Patria, l’immagine del tricolore. 
Ogni anno ne attendo il ritorno


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