Quando la Giustizia diventa Ingiustizia…

11 Aprile 2010 Nessun commento

Cari amici, il decreto legislativo 28/2010 impone che il cittadino, leso in un diritto, prima di rivolgersi al Giudice deve necessariamente esperire prima il tentativo di conciliazione a pagamento. Tale procedura di mediazione, obbligatoria dal 1° marzo 2011, copre quasi la totalità del contenzioso civile. La riforma, per la sua importanza, non può essere ignorata da nessuno di noi, non solo perché il diritto ad avere giustizia è garantito dalla nostra Costituzione ma perché è raro che, per un motivo o un altro, prima o poi non si è costretti a ricorrere in sede civile per la tutela di un diritto.Ora vi chiedo: vi siete resi conto della gravità della riforma? Dell’ingiusto danno che provoca ad ognuno di noi? Non solo paghiamo le tasse per avere dei Giudici, non solo siamo costretti a pagare salate somme ( contributi unificati) ogni qualvolta ci rivolgiamo ad un Giudice per avere giustizia, ma ora il Legislatore ci impone addirittura di rivolgerci, preliminarmente, prima di arrivare a questi, a persone che non fanno parte della Magistratura, pagando il loro scomodo con fior fior di quattrini. Ricapitolando: se sei stato leso in un diritto devi prima esperire il tentativo di mediazione, cacciando soldi per soggetti privati che il Legislatore di fatto solleva al rango di Giudici, poi se vuoi rivolgerti al Giudice, devi cacciare altri soldi e così via per i successivi gradi. Senza contare il dispendio di tempo, visto che i mediatori non hanno potere decisorio ed il Giudice ignorerà i motivi della mancata conciliazione. La riforma, decandata come rimedio per snellire il carico della giustizia, in realtà è una vera e propria ingiustizia, trasformandosi in un arricchimento di soggetti privati esplicanti già altre funzioni remunerate, una lesione per il cittadino non potendo più espletare il diritto di rivolgersi direttamente al Giudice, quale organo precostituito dalla nostra Costituzione, negandogli  la garanzia dell’imparzialità, e sottoponendolo dannosamente ad un duplicato di esborso di denaro e di tempo. Il grave danno procurato al cittadino appare chiaro se si considera che il legislatore ben poteva demandare il compito di conciliazione allo stesso Magistrato e non al privato. Infatti il nostro Codice di procedura civile già impone il tentativo di conciliazione al Giudice, ma di fatti , non avendolo regolato severamente, ne ha svuotato l’importanza. Orbene, per non dissanguare il cittadino, costringendolo a pagare arbitri privati, bastava che il legislatore regolasse più severamente il tentativo di conciliazione innanzi al Giudice, come lo ha poi fatto innanzi al privato, con il vantaggio che in questo caso, il Giudice era a conoscenza dei motivi della mancata conciliazione, con ogni conseguenza decisionale, mentre oggi lo stesso ne resta del tutto escluso.

Dando più spazio e severità alla mediazione direttamente innanzi al Giudice, si avrebbe ottenuto lo stesso risultato, cui apparentemente aspira la riforma, ma con vantaggi indubbi: meno costi, tempo non inutilmente sprecato, imparzialità e garanzia dell’organo preposto.Il silenzio della classe forense a tale barbara riforma appare preoccupante non solo perché viene svilito il diritto del cittadino e la stessa professionalità dell’avvocato ma perché il legislatore, probabilmente temendo la reazione,  ha dato alla categoria un contentino in profitto economico, stabilendo che i mediatori possono essere costituiti dallo stesso personale del Consiglio forense, dimenticando volutamente che molti di questi non hanno quel minimo di maturità professionale richiesta: anzianità di servizio di almeno quindici anni. Perché, allora, ci si chiede, si vuole favorire figure private al di là del dettato costituzionale, relegando a questi, compiti che ben potevano svolgere i Giudici, organi costituzionali? Cosa succederà al cittadino che oltre a dover sopportare maggiori spese potrà trovarsi di fronte ad organismi interessati,  creati ad hoc, nel vuoto della legge, a protezionismo di interessi e categorie? E’ la morte dello Stato di diritto! E’ la distruzione della giustizia che da pubblica si trasforma in privato, con destabilizzazione dell’organo preposto dalla Costituzione.

L’APPELLO DEI TRE GIURISTI

2 Settembre 2009 Nessun commento

Mala Tempora….

1 Settembre 2009 1 commento

La mia terra

25 Agosto 2009 1 commento

Presente e futuro

2 Maggio 2008 Nessun commento

 

Ciao a tutti. Rivedo il mio blog dopo un anno di assenza. Nel frattempo quante cose sono cambiate! Anche gli italiani sembrano cambiati… Quelli di sinistra ( o quasi) hanno visto tradire il loro sogno, frantumarsi le loro aspettative….Di fronte all’eterno problema del deficit pubblico, i loro eletti, invece, di chiudere le tasche dei colletti bianchi, di sradicare le poltrone infisse sull’immondizia,di chiedersi dove finivano i fondi pubblici, di arginare lo spreco delle pubbliche amministrazioni, hanno cercato di evitare il terremoto strozzando i lavoratori, segnando così il  declino storico di una classe politica..L’Italia, ormai in ginocchio, ha voltato pagina: Berlusconi dà più fiducia ai lavoratori! Anche Roma, in questa primavera politica, da buon Valentino, si è vestita di nuovo. Alemanno ora siede sul trono. E pensare che un po’ di tempo fa, quando vi tentò Fini, ai giornalisti che gli sottolineavano gli auguri di Berlusconi e la possibilità che il Cavaliere creasse un nuovo partito,  ringraziando rispose: "Questo proprio no! Stia buono, Cavaliere! Ci sono già tanti partiti! " Era lontana l’idea del grande messia: il bipartitismo, come scontro elettorale in una dialettica politica tanto diversa. Intanto il tempo vola ed il  grande Silvio scende in campo al grido di Forza Italia Lo scettico Gianfranco, come San Paolo sulla via per Damasco, ne resterà fulminato diventando il suo apostolo prediletto. Tanto è il carisma che anche l’erede di Alberto da Giussano porta il carroccio ai piedi del  Nuovo Messia. Or tacciono i tamburi di legno e voci bianche ,provenienti da radioline, made in Cina, rassicurano il popolo, così maltrattato, che per fortuna c’è Silvio. Ma, ahimé,"Per fortuna che c’è Silvio", lo ripetono purtroppo e per altro verso anche i masanielli della Mafia, della N’Dragheta e della Camorra,  cavalcando l’aspirazione dell’autonomismo per suggellare in eterno il loro potere sul gregge. Dividi et impera! Sulle ceneri dello Stato essi vedono ergersi il loro feudo ed ora lo pretendono a voce grossa. Del resto tutto è apparente pace! Tranne laggiù, nelle oscurità delle tenebre, ove vedo agitarsi, alla voce dell’autonomismo, fantasmi irrequieti . Sono coloro che  hanno dato la propria vita in difesa dello Stato di diritto, della Patria, del popolo, di un ideale. Solo una radio, dall’interno di una casa, , fino alla noia, cerca di ricordar loro che per fortuna  c’è Silvio! Ad assecondarla,sul muro giganteggia uno slogan composta con il suo nome: Saremo Italiani Liberi Votando Insieme Ora. Mi allontano mentre la leggera pioggia di aprile scivola su quello scritto.

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La mia Patria

17 Aprile 2007 6 commenti


La vedo su per la montagna quando lo sguardo si spazia dalla vetta; la vedo nelle acque del fiume che scivola fra le valli nel mare; la vedo nelle città, nei borghi, nella gente, la vedo nella notte quando il sole è spento. La vedo tra i sepolcri, tra i campi, nelle fabbriche, nello sguardo di chi parte e non sa quando ritorna. La vedo là sui muri, sia antichi che moderni, fra gli alberi, fra i roveri, in quanto non rammento La vedo e credo in lei, e rispetto lo straniero, che lascia la sua terra cercando in lei lavoro, ma mai permetterò che abusi del suo amore, Invano però la cerco, laggiù nel parlamento, ove si rinnega impavidi la storia della mia gente, ove si vuol dividerla per ripudiarne il nome, sputando sui sepolcri di chi ne morì d’amore.. La difenderò con tanti che credono nei valori che accorrono al suo grido, di libertà e dolore, lottando fino in fondo, finché avrò nel cuore il nome della mia Patria, l’immagine del tricolore.

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Addio, amica lettera!

23 Marzo 2007 1 commento


Secondo me la lettera, quel foglio in una busta portata dal postino, presto scomparirà. Ormai con l?email, comunicazione scritta istantanea, non ha più senso. La useranno ancora quelle poche persone, gli irriducibili, che odiano il computer per istinto incomprensibile. Con quella vecchia e cara lettera, scompariranno tante tante cose. Secondo me, in primo luogo, scomparirà lo stesso postino, almeno nella sua figura genuina, come nel personaggio interpretato da Troisi, visto che ormai per la consegna dei pacchi vi è già la figura del ?corriere?, più snella e moderna. Scomparirà con lo stesso un arco della nostra storia ?epistolare?, quella fatta di romanticismo, di attesa, di sospiri?Scomparirà quella stessa emozione che ti dava nel ricevere quel plico chiuso, inatteso o atteso da tempo. Si racconta che, soprattutto in periodo di guerra, da quel semplice indirizzo scritto a mano, dalla semplice grafia, qualcuno riusciva a comprendere se quel plico contenesse una buona o cattiva notizia.. Così, per la loro lentezza e per la nuova tecnologia sopraggiunta, le care lettere, a mio parere, scompariranno così come sono scomparsi i piroscafi e più tardi i transatlantici, belli e romantici ma ormai superati. In omaggio al grande Troisi, che ha saputo così poeticamente esprimerci e rappresentarci la figura del semplice “Postino”, chiudo con una locandina del suo ben noto film,secondo me uno dei biù belli nel tempo.

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Rondini

1 Marzo 2007 Nessun commento

rondiniOgni anno ne attendo il ritorno
alla grondaia del mio balcone;
ne sento l’arrivo nell’aria,
quando il sole riscalda
ed il pesco è in fiore.
Or che la natura si rinnova,
 immortali fra poco torneranno.
Si specchieranno nello stagno solitario,
come amanti al loro primo incontro,
pronte a fuggire al minimo sospetto.
Quando le vedrò rincorrersi nel cielo
così deboli e fragili nell’aspetto,
vorrei tanto fermarne una in volo
e dirle davvero tutto il mio amore.
Le chiederei di quella grondaia abbandonata,
al di là dell’oceano, al di là dei mari;
dei volti della gente ormai lasciata
che come me ne attendono il ritorno.
Ma il mio linguaggio, così diverso e muto,
mai mi permetterà di esprimerle il mio amore.

Gelosia!

18 Febbraio 2007 Nessun commento


Era da circa un anno che dubitava di lui. Lucia l?amava davvero, con passione, ma quel carattere di Fabio, così disinibito e socievole, col passar del tempo l?aveva attratta nel vortice della gelosia Dapprima aveva cercato di nascondergli i suoi dubbi; poi, confidandosi con Marcella, si era quasi tranquillizzata. Non c?era nulla di sensato in quello che diceva: solo fantasie. Col tempo, però, quei dubbi avevano ripreso a martellare la sua testa. Era inutile parlarne ancora alla sua amica del cuore: doveva seguire il suo istinto. Così, rinunciando alla palestra ed al corso di chitarra, aveva deciso di stargli più vicino. Con lo stupore di Fabio, aveva scoperto improvvisamente che quella noiosa biblioteca, in fondo non era male. Addirittura lo aveva accompagnato per interi pomeriggi dandosi alla narrativa. In realtà la sua era soltanto una finzione: da lontano seguiva il suo sguardo cercando di scoprire la rivale. Era certa che fosse in quel luogo. Un giorno che era uscita di casa, decisa a non dar più credito alla sua fantasia e di evitare quei noiosi libri, gironzolando con l?auto per le viuzze dalle vetrine illuminate, finalmente lo aveva sorpreso. Eccolo lì mentre usciva da quella libreria, stretto sotto il braccio di una donna. Le parlava in un orecchio mentre quella rideva, stringendosi a lui. Nel vederli restò allibita. Sembrò che il mondo le cascasse addosso. Quasi non credeva ai suoi occhi: la sua rivale era proprio Marcella, la sua confidente, la sua più cara amica. Per un attimo voleva inseguirli, prenderli a schiaffi, sputare in faccia a quella ipocrita tutto il suo schifo; ma poi, fredda, in una vampata d’odio, decise di seguirli. Li vide entrare insieme, sempre ridendo, in una gioielleria. Si fermò, cercandosi di non farsi notare, seguendoli attentamente con lo sguardo, al di là dei vetri. Li vide parlare con il gioielliere, indicando qualcosa in vetrina. Incredibile! Fabio le allacciava una collana al collo. Non poteva crederci! Proprio lui che gli aveva sempre detto, quando si soffermava sognante alla vetrina, che i gioielli sono soltanto vanità. Era troppo! Doveva scendere da quell?auto, entrare e coglierli in flagrante. Quella furia di pensieri fu d?improvviso scossa da un ticchettio sui vetri. Si voltò di scatto per mandare l?intruso al diavolo, ma si trattenne con rabbia. La sagoma di un vigile le intimava di allontanarsi. Fece scorrere il finestrino e, tra le lagrime, lo pregò di accompagnarla un attimo in quella gioielleria. Dapprima l?uomo restò stupito dal suo dolore e da quella richiesta strana; poi, intuendo i fatti, diplomaticamente, la pregò di spostarsi per non intralciare il traffico. ?Più innanzi, sulla destra, c?è un parcheggio. La prego, si sposti subito da qui. Sta bloccando il traffico.? Il tempo di parcheggiare ed al suo ritorno, in gioielleria non c?è più nessuno né tra la folla intravede più quel vigile. Riprese l’auto e girò a lungo per quelle strade in cerca dei due amanti. Da qualche parte dovevano pur essere. Niente: neppure l?ombra! Cosa fare? Chiamarli sul telefono, se non altro per rovinare la loro felicità? No! No! Avrebbero mentito. Ti sei sbagliata! Vaneggi! Doveva assolutamente ritrovarli e sorprenderli in flagranza. Le stradine scorrevano una dopo l?altra, mentre il tempo passava accrescendo la sua disperazione. Ormai i negozi avevano chiuso da un bel pezzo e la notte calava come in un incubo. Tornare a casa? Attenderlo? A che sarebbe servito? Meglio lasciarlo subito. No! No! Che prova aveva? Quel gioielliere non li avrebbe mai traditi. Ora che finalmente sapeva chi era la sua amante, l?avrebbe facilmente incastrato al prossimo incontro. Doveva restare calma, attendere e far finta di niente. Si! Era la migliore soluzione per una vendetta fredda e spietata! Uno scandalo! Voleva uno scandalo affinché tutti conoscessero l?infamia che aveva subito. Altro che amica! Era quasi l?alba al suo rientro. Vide l?auto del marito, parcheggiata al solito posto. Entrò in casa, facendo il meno rumore possibile. Non doveva vederla in quello stato. Nell?infilarsi a letto, nonostante tutte le precauzioni prese, lo sentì girarsi nel buio. Il suo corpo ebbe un brivido di disgusto mentre veniva toccato da quella mano.? Come mai a quest?ora? Dove sei stata?? Non sapeva cosa dirgli e non aveva neppure la forza di parlargli, ma, nella sua fredda determinazione, rispose decisa sottovoce: ? Scusa, sono tanto stanca. Dormi! Ti racconterò domani.? A fatica, riuscì a prendere sonno o forse, quando credeva finalmente di dormire, l?incubo si rinnovò. Eccolo, mentre apre la porta di casa a Marcella. Eccoli nuovamente insieme. Lei indossa quella collana. Lui la bacia sul collo. La bacia sotto i suoi occhi, palpandole il seno. Lei schiude le labbra, mentre il telefono squilla, squilla, squilla. Squilla sempre più forte, quasi volesse distoglierli da quell’infame tradimento. La sfrontatezza e l?intensità della loro passione è così forte che continuano nelle loro effusioni, incuranti che lei possa sorprenderli. Ora la denuda lasciando il suo corpo coperto solo da quella collana. Il telefono squilla sempre più forte, come un grido di disperazione: la sua disperazione. Non ce la fa più! Si alza, cade, si rialza. Si gira intorno. Frenetica cerca qualcosa, per colpirli, per ucciderli? mentre quel telefono squilla senza pietà. Nella penombra della camera non riesce a distinguere gli oggetti. Spalanca istintivamente i battenti del balcone e quasi resta fulminata dal sole spietato che con forza colpisce i suoi occhi. La sua mente vacilla: di là, nel salotto, essi si amano. Afferra un oggetto e corre, spingendo la porta socchiusa. Incredibile: sono scomparsi. Li cerca frenetica nelle altre stanze, ma inutilmente, mentre quel telefono ancora squilla. Sono là, nascosti da qualche parte, ne è certa. Qualcuno deve aiutarla. Si, forse proprio chi la sta chiamando? Forse qualcuno li ha visti e vuole avvertirla?Corre al tavolino, presso quel telefono, unico filo di speranza e mentre lo raggiunge, sente i battiti del cuore fermarsi. Quella collana, splende nei raggi del sole, proprio lì, accanto a quel telefono. E? poggiata su un foglio tracciato da una grafia ben nota? Lo prende frenetica fra le mani e legge: ? Non ho voluto svegliarti, visto che sei rientrata tardi. Ti telefono più tardi. P.S. Non preoccuparti. Non mi sono dissanguato, grazie a Marcella che ha la sfrontatezza di tirare sui prezzi. Buon Compleanno, amore.?

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Pioveva…

7 Febbraio 2007 2 commenti


Pioveva sul tuo cesto abbandonato,
colmo di more, lungo quella siepe.
Pioveva sui nostri abiti strappati,
sui nostri corpi, avvinti nella sera.
Pioveva su quell?erba alta e folta
testimoniante a Dio tutto il nostro amore.
Pioveva mentre tu mi accarezzavi,
sussurrando, timida, parole di pudore.
Pioveva sulle nostre bici addormentate
ai piedi di quel ciliegio solitario.
Pioveva sul nostro amore sfortunato
che ancora bagna il fondo del mio cuore.
Ah, se io potessi rincontrarti ancora,
almeno per dirti: ti amo come allora!

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